🖋️ di Sara Donati, educatrice ambientale e sognatrice con le mani sporche
Ci sono luoghi in città che sembrano dimenticati.
Aiuole abbandonate, cortili chiusi a chiave, spazi pubblici inutilizzati.
E poi ci sono persone che invece di ignorarli, li fanno rifiorire.
Li chiamiamo giardini condivisi.
Ma sono molto più di un pezzo di terra: sono spazi vivi, dove coltiviamo verdure… e legami.

🌿 Cosa sono, in pratica?
Un giardino condiviso è uno spazio verde gestito da cittadini, famiglie, scuole o gruppi informali.
Non è privato, ma neanche anonimo: è di tutti e di nessuno, come dovrebbe essere ogni cosa bella.
Può essere:
- Un ex parcheggio riconvertito
- Un’aiuola sotto casa
- Il retro di una scuola
- Una porzione di parco “in adozione”
- Un orto urbano nato da zero
🧠 Perché funzionano?
Perché:
- Riqualificano pezzi di città senza cemento
- Avvicinano generazioni diverse
- Offrono cibo, profumi, idee
- Fanno bene alla salute mentale
- Fanno risparmiare e fanno pensare
E soprattutto: fanno sentire parte di qualcosa.
💡 Cosa serve per iniziare?
Non un permesso complicato.
Ma un piccolo gruppo che dica: “Noi ci siamo”.
Poi:
- Uno spazio pubblico (anche piccolo)
- Un po’ di terra e qualche seme
- Acqua, pazienza, e una bacheca per scrivere cosa succede
👩🌾 Chi partecipa?
Nei giardini condivisi che seguo ci sono:
- Bambini che piantano fagiolini
- Nonni che insegnano quando si semina
- Ragazzi che dipingono i cartelli delle piante
- Vicini che non si parlavano… e ora cenano insieme
📌 Consigli pratici
- Coinvolgi una scuola, una parrocchia o un’associazione
- Chiedi al Comune se è possibile avere lo spazio in “adozione civica”
- Inizia con poco: 2 m² bastano
- Documenta: fai foto, racconta, invita altri
✊ Vuoi provarci anche tu?
Nel portale possiamo:
- Mappare gli spazi potenzialmente adottabili
- Condividere esperienze già nate (con foto e storie)
- Scrivere una guida collaborativa ai giardini condivisi
- Far nascere un gruppo civico locale per seguirli nel tempo
Sara Donati
“Coltivare insieme un giardino non cambia solo lo spazio. Cambia le persone. E poi, tutto il resto.”
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